IL BUON LAVORO DI TRAVAGLIO NEL DIFENDERE MARRA

I

Quello che le vendite del Fatto Quotiano, in caduta libera dimostrano ogni giorno che passa, ora sono nero su bianco anche nelle intercettazioni che hanno portato in galera Raffaele Marra. Il Fatto Quotidiano è l’organo ufficiale del M5S. Il 31 ottobre 2016 i carabinieri scrivono nei brogliacci relativi alle intercettazioni:

«Salvatore (Romeo) dice che ha notato Virginia (Raggi) molto forte e molto incazzata, mentre non si aspettava la non reazione di Massimo Colomban (assessore alle Partecipate). Marra dice che è lui che è andato da Grillo e aggiunge che un giorno gli racconterà tutto. Salvatore dice che anche lui deve parlargli, ma non per telefono. Salvatore ha sentito Marco Travaglio e dicono che ha fatto un bel lavoro. Marra dice che lui non può chiamare Travaglio».

Non è difficile risalire a quale possa essere il “buon lavoro” di Marco Travaglio, giorno prima con un lungo editoriale il direttore del Fatto Quotidiano in un lungo editoriale aveva difeso Virginia Raggi dalla figuraccia fatta sui “frigoriferi” a Roma:

“L’altro giorno, per dire, una risposta infelice della Raggi a Mario Calabresi a proposito dell’accumulo di frigoriferi e altri rifiuti pesanti in giro per la città è stata spacciata per la ridicola denuncia di un “complotto dei frigo”: peccato che la parola complotto non sia stata mai pronunciata e il servizio di raccolta sia stato interrotto dall’ex ad di Ama Fortini sotto la gestione del supercommissario Tronca (ma questo è meglio non dirlo, almeno nei titoli). E il fondamentale “Frigogate” (testuale) è rimasto per due giorni in cima al sito di Repubblica, mentre notizie più trascurabili come i 31 arrestati per tangenti sulle grandi opere venivano molto dopo.”

Non solo, difende anche Raffaele Marra perché continuamente accostato a Mafia Capitale senza mai esser stato indagato:

“L’assessora Paola Muraro, indagata per reati ambientali oblazionabili con una multa da 6.500 euro, e il dirigente Raffaele Marra, mai indagato per nulla, hanno avuto più titoli di Riina e Messina Denaro, accostati continuamente a Mafia Capitale pur non avendo alcun legame con quell’inchiesta.”

In quell’editoriale Marco Travaglio se la prende anche con la concorrenza, rea di infangare il buon nome di Raffaele Marra:

“Ieri Repubblica rilanciava l’ultima inchiesta dell’Espresso su Marra, l’uomo nero nel mirino del gruppo (e di parte del M5S) perché, essendo un dirigente pubblico, lavorò col sindaco Alemanno e poi con la giunta Marino, e in Regione Lazio collaborò con la giunta Polverini e poi con quella di Zingaretti. Finora, a suo carico, s’era scoperto che ha comprato casa da un costruttore di case, Scarpellini, che gli avrebbe fatto uno sconto (tutto da dimostrare) in cambio di favori (mai dimostrati).”

In seguito, Raffaele Marra, mai indagato per nulla e pur non avendo nessun legame con l’inchiesta di Mafia Capitale, verrà arrestato per corruzione in relazione proprio con Mafia Capitale. Secondo il gip Maria Paola Tomaselli, Marra era uomo di fiducia della sindaca e lo definiva come un individuo con una “spiccata pericolosità sociale” per il quale era necessario il carcere a causa di

“un concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte delittuose analoghe a quelle accertate e ciò ancor più in considerazione del ruolo concreto attualmente rivestito da Marra all’interno del comune di Roma, della indubbia fiducia di cui egli gode da parte del sindaco, Virginia Raggi…”.

 

In pratica, nonostante il “buon lavoro” di Marco Travaglio in favore di Raffaele Marra e di riflesso sulla giunta Raggi che lo aveva scelto la magistratura italiana ha ritenuto fosse meglio tradurre  il pupillo del Fatto Quotidiano  nelle patrie galere, per nulla convinta dai suoi editoriali, probabile causa del crollo delle vendite del giornale, ormai privo di qualsiasi credibilità.

 

Precedente PALERMO M5S RINVIATO A GIUDIZIO Successivo LA CAMORRA E IL M5S